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PRIMO INCONTRO NAZIONALE DEI COORDINAMENTI PROVINCIALI DEI CONSIGLI DI CIRCOLO E ISTITUTO, E DEI COMITATI GENITORI - BOLOGNA 30 GENNAIO 2010

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Il 30 gennaio si è tenuta a Bologna una prima riunione dei Coordinamenti dei CdI e dei CG che nelle varie provincie si sono costituiti o sono in via di costituzione.

Erano presenti le seguenti realtà provinciali: Bologna, Modena, Parma, Firenze, Venezia, Napoli, Roma. Milano non ha potuto essere presente, per una contemporanea iniziativa pubblica, ma si è dichiarata interessata a collaborare a questo percorso e ci ha fatto sapere che è in programma una riunione dei Presidenti dei CdI della Provincia, seguendo le modalità già avviate nelle province di Modena, Bologna, Parma. Gli altri territori presenti hanno portato un contributo di esperienza e conoscenza e hanno condiviso quanto di seguito verrà esposto.

Intendiamo diffondere quanto è emerso nell’incontro, nella convinzione che si sia avviato un percorso che tutti speriamo proficuo e foriero di ulteriori positivi sviluppi.

 

1) METTERE IN RETE GLI 11000 CDI DEL PAESE

Tutti abbiamo condiviso la necessità di diffondere e promuovere la costituzione di coordinamenti provinciali dei Presidenti dei CdI-CG, eventualmente aperti agli altri consiglieri.

L’obiettivo alto, e di lungo periodo, è di avviare un percorso che porti alla costituzione di Consulte Provinciali, Regionali, Nazionali dei Presidenti di tali organi collegiali, le cui prerogative e caratteristiche andranno decise di concerto con gli organi istituzionali del territorio (province, regioni, USP, USR). Non ci dilunghiamo sull’importanza che a nostro avviso possono rivestire tali organi, diciamo solo che mentre esistono forum provinciali (FOPAGS), regionali (FORAGS), nazionali (FONAGS) delle 5 associazioni dei genitori accreditate presso il MIUR, che vengono sistematicamente consultate ai vari livelli quando si vuole rappresentare il sentire dei genitori degli studenti, nessun organismo di rete e nessuna considerazione istituzionale viene riservata ai genitori effettivamente eletti negli organi collegiali: i genitori delle 11000 scuole del paese non hanno alcuno livello istituzionale di confronto e di ascolto. Ci sembra una grave lacuna sfuggita all’attenzione del legislatore e che non ha più ragione di sussistere. Se questo è un obiettivo di periodo medio-lungo, una dichiarazione di intenti che farà da substrato fertile per tutte le iniziative che da qui in avanti intraprenderemo, quelli che seguono sono obiettivi di più immediata portata che possono rappresentare i primi passi di questo percorso.

 

2) SOTTOSCRIVERE LE LETTERE DEL COORDINAMENTO CDI/CDC DI BOLOGNA

La lettera del Coordinamento provinciale dei Presidenti di CdI di Bologna sulle supplenze e le sofferenze di bilancio delle scuole, (inviata agli Uffici Scolastici Provinciale e Regionale e p.c. al MIUR, all’Associazione Scuole Autonome e alla stampa) e il metodo seguito di farla firmare ai presidenti dei CdI, ci sembrano così tanto condivisibili che proponiamo che in ogni territorio la stessa lettera venga firmata e inoltrata alla stessa maniera.

Laddove già esistano realtà organizzate la firma potrà essere un momento significativo della vita degli organismi costituiti; dove invece tali realtà non esistono potranno essere raccolte le firme dei singoli Presidenti di CdI e questo potrà forse rappresentare un primo passo per una successiva auspicabile evoluzione.

Il Coordinamento di Bologna ha anche inviato una seconda lettera sui bilanci contenente l’indicazione di elaborare i prossimi Programmi Annuali secondo la normativa tuttora vigente e che la nota del MIUR alle scuole del 14 dicembre scorso ha deciso di ignorare e, sotto alcuni aspetti, stravolgere. Anche questa lettera pensiamo possa essere condivisa dal maggior numero possibile di Presidenti di CdI.

Entrambe le lettere sono nella sezione Ultimi file disponibili nella Home (Lettera Bilanci, Lettera Supplenze)

 

3) I CONTRIBUTI VOLONTARI DEI GENITORI

Sui contributi volontari dei genitori c’è stata una grande discussione e le indicazioni che si decide di dare sono in parte legate alla contingenza immediata, in parte di medio periodo.

 

TRASPARENZA

Innanzitutto occorre pretendere la massima trasparenza sulla loro gestione che non può essere la mera pubblicazione del Bilancio all’Albo della Scuola.

Per noi trasparenza vuol dire che ogni genitore, direttamente o tramite rappresentante di classe, deve ricevere le seguenti informazioni scritte:

a) all’atto dell’iscrizione o del versamento del contributo volontario, deve essere preventivamente informato che il contributo è volontario e detraibile ai sensi della legge n° 40/07 (art 13, c. 3-a), sempre che il versamento venga effettuato nei modi previsti dalla legge medesima (“tramite banca o ufficio postale”)

b) contestualmente gli deve essere comunicato come la scuola intende spendere il suo contributo, in osservanza dei vincoli che la stesse legge prevede per tali “erogazioni liberali” e che riportiamo per conoscenza: “innovazione tecnologica, edilizia scolastica, ampliamento dell’offerta formativa”

c) dopo il bilancio consuntivo della scuola dovrà essere informato per iscritto come effettivamente il suo contributo è stato speso nell’esercizio finanziario precedente.

 

I CONTRIBUTI VOLONTARI DEI GENITORI VANNO VINCOLATI

Ma per l’incombente approvazione dei Programmi Annuali, diamo indicazione che i genitori rappresentanti nei CdI si battano per ottenere di mantenere esplicitamente nella voce di bilancio il vincolo previsto dalla legge 40/07 più sopra citato. Anzi, pensiamo che sia di maggiore efficacia che nel versamento che ciascun genitore effettuerà, nella causale venga scritto: “contributo volontario ai sensi della legge 40/07, art.13 c. 3-a, nel rispetto dei vincoli di utilizzo ivi contenuti”.

Rendere esplicitamente vincolati i contributi volontari dei genitori, diventa quest’anno irrinunciabile dal momento che la nota del MIUR alle scuole del 14 dicembre scorso prevede che “i finanziamenti non vincolati dovranno essere impegnati per finanziare il fondo d’Istituto del personale, per pagare le supplenze brevi, le ditte che si occupano delle pulizie, ecc.

 

COSTITUIRE UN FONDO SEPARATO PER I CONTRIBUTI VOLONTARI DEI GENITORI

Ma sulla questione dei contributi volontari è emersa una proposta che il Coordinamento di Modena intende praticare con forza e per cui chiede il contributo e la condivisione di tutti. Per illustrare la proposta ed evitare ogni equivoco e fraintendimento, la delegazione modenese sostiene che il normale funzionamento delle Scuole Statali deve essere assicurato in tutto e per tutto dallo Stato, e quindi dai cittadini attraverso la normale tassazione sui redditi. I genitori, attraverso i contributi volontari vincolati, possono contribuire all’arricchimento dell’offerta standard delle scuole, mettendo a disposizione delle stesse, risorse aggiuntive che nelle scuole superiori hanno un peso anche molto rilevante. Il coordinamento provinciale dei CdI e CG di Modena non è più disposto a tollerare che i contributi volontari, pure se vincolati, possano essere utilizzati per cassa al fine di coprire spese che lo Stato promette di accollarsi ma poi non rimborsa. Questo si è verificato negli ultimi anni e molte scuole hanno accumulato crediti nei confronti dello Stato la cui entità ha dello scandaloso. Solo artifici contabili, il mancato pagamento del fondo di istituto per il personale (in molte scuole da anni) e, specie nelle scuole superiori, i contributi volontari dei genitori, sono serviti ad evitare la bancarotta. Questo stato di cose non può continuare. La delegazione di Modena propone che prenda avvio uno studio di fattibilità degli aspetti tecnico-giuridico-contabili per una gestione del contributo volontario dei genitori in un fondo separato, per evitare lo sfruttamento per cassa, mantenendo la disponibilità per le scuole man mano che lo richiederanno le attività a cui tali contributi il Consiglio di Istituto deciderà di vincolare.

La proposta è di organizzare seminari, convegni, dibattiti in tutto il paese, a cui verranno chiamati esperti del mondo della giurisprudenza, economisti, tecnici di contabilità, esperti dell’associazionismo onlus e di promozione sociale.

La costituzione di un pool tecnico-giuridico-contabile che faccia da supporto a questa e alle altre iniziative sta diventando ormai indifferibile e si esorta ogni territorio ad avviare una campagna di reclutamento che consenta di sfruttare le risorse umane, le competenze, l’esperienza, le capacità, le professionalità di cui il mondo dei genitori è portatore.

La necessità di un tale studio deriva dalla consapevolezza che si tratta di un’impresa non impossibile, ma che va studiata a fondo per ovviare a tutti gli inconvenienti che un percorso come questo può presentare. Inoltre il dibattito che si svilupperà sull’argomento avrà una valenza di metodo e di contenuto perché porrà con forza, e ad una vasta platea che dovrà coinvolgere il maggior numero di genitori, l’idea che è alla base e che è esposta in partenza. Si tratterà quindi anche di una campagna di informazione-formazione e costruzione di consenso intorno ad una battaglia il cui valore fondante non è negoziabile: la scuola è un diritto che lo Stato deve garantire a tutti, in tutto e per tutto.

 

4) I RESIDUI ATTIVI

La partita dei residui attivi, i debiti che lo Stato, evasore e infedele, ha nei confronti delle scuole, non può considerarsi persa. Non ci si può rassegnare alla radiazione (=cancellazione) come da più parti i funzionari, i politici, i governanti, stanno ventilando. Occorre che quel pool tecnico di cui si parlava sopra, nelle sue articolazioni territoriali, ma anche a livello nazionale, si ponga il problema di avviare azioni di natura legale che consentano di ottenere quanto le scuole attendono da anni.

Nel frattempo, per evitare che la situazione peggiori, si chiede che, come per gli stipendi del personale, anche le supplenze tutte, siano a carico diretto dello Stato e non vengano pagate dalle scuole attraverso fondi che vengono promessi ma che poi non arrivano. Si segnala che in molte scuole superiori una parte dei residui attivi si riferisce addirittura ai compensi dei docenti commissari degli esami di Stato negli anni precedenti che le scuole hanno pagato con fondi precedentemente destinati ad altri scopi.

In aggiunta si è rilevato che le scuole hanno svuotato le loro casse anche per anticipare, oltre che gli stipendi dei supplenti, anche gli oneri sociali (IRPEF, INPDAP, ecc.), per competenze che lo Stato non ha ancora corrisposto. La proposta che facciamo è che si valuti la possibilità che il CdI approvi una delibera che sospenda questi pagamenti fino a quando i fondi non siano stati effettivamente versati dal ministero alla scuola. Si tratterebbe di un'autodenuncia molto concreta e fattibile... oltre che un risparmio di quasi il 60%, senza toccare gli stipendi dei supplenti.

 

5) GLI APPALTI PER LE PULIZIE E IL TAGLIO DEL 25% DELLA SPESA RELATIVA

Si è discusso a lungo di questo aspetto e le conclusioni a cui siamo giunti sono abbastanza articolate. Se da una parte appare decisamente inopportuno ridurre del 25% importi e mansionari dei contratti già stipulati a settembre, cioè ad inizio anno scolastico, dall’altra parte molte testimonianze dai territori hanno riferito che questa emergenza ha portato ad analizzare meglio tutta la dinamica della cosiddetta esternalizzazione dei servizi ausiliari. Intanto occorre precisare che non di sole pulizie si tratta ma, in alcuni plessi, non esistono più i collaboratori scolastici (bidelli) e i lavoratori delle ditte appaltatrici si occupano non solo delle pulizie ma anche di tutte le mansioni proprie di un collaboratore scolastico. Tagliare il 25% quindi vuol dire creare grossi problemi di gestione in alcuni plessi, dove verrebbero a mancare le condizioni per garantire un servizio all’altezza delle esigenze minime di funzionalità e sicurezza.

Ma andiamo per ordine.

L’istituzione degli appalti di pulizia nelle scuole statali è avvenuta con il passaggio allo Stato del personale ATA dipendente dagli enti locali avvenuto il 1/1/2000, in applicazione dell’art. 8 della L.124/99. Nello stesso anno (1/9/2000) prendeva avvio l’autonomia scolastica che avrebbe comportato la riorganizzazione dei servizi scolastici con conseguente revisione degli organici del personale ATA statale. Inoltre, nello stesso periodo, era sorta l’esigenza di trovare sistemazione ad un numero consistente di lavoratori espulsi dal mondo del lavoro (lavoratori socialmente utili = LSU) evitando però l’assunzione diretta da parte degli enti e ricorrendo quindi ad appalti per le pulizie delle scuole stipulati con ditte che per avere accesso dovevano garantire l’assunzione a tempo indeterminato di tali lavoratori. Le scuole che sceglievano di esternalizzare le pulizie perdevano un quarto dei collaboratori scolastici e questo comportava un’economia di spesa ben superiore ai costi dei contratti esterni. Nel tempo queste procedure sono state normate da provvedimenti successivi e, attualmente, le gare d’appalto per l’assegnazione dei contratti, ai sensi di una direttiva ministeriale (n.68 del 2005), avvengono a livello regionale, gestite dall’USR e poi formalizzate con un contratto stipulato dalle singole scuole. Da Venezia e da Bologna viene segnalato che nelle loro esperienze si tratta spesso di contratti gonfiati che sono ben lontani dal rappresentare quell’economia di spesa per cui sono stati pensati dal ministero. Bologna addirittura riferisce che nell’occasione di questa riduzione degli importi dei contratti imposta dal MIUR, il Consiglio di Istituto ha deciso di analizzare nel dettaglio il capitolato e ha scoperto che conteneva molti più servizi di quelli effettivamente forniti dalla ditta appaltatrice. Ovvio che in casi come questi la riduzione va fatta tra i servizi pagati e mai forniti, lasciando inalterata l’entità dei servizi effettivamente prestati. Ci si è accorti cioè che in alcuni(?)/molti(?) casi si sono versate vere e proprie tangenti attraverso questo gonfiare artificiosamente i capitolati. L’invito allora è di verificare molto attentamente il contratto d’appalto per evitare tali abusi e se, comunque, non si dovessero rilevare le economie di spesa attese, l’esortazione è di tornare all’organico ATA, recuperando quel 25% di personale (collaboratori scolastici) che era stato tagliato a causa della presenza dell’appalto esterno.

 

6) OPZIONI PER CHI NON SI AVVALE DELL’INSEGNAMENTO DI RELIGIONE CATTOLICA (IRC)

Nella circolare ministeriale n.4 del 15 gennaio scorso, relativa alle iscrizioni per l’AS 2010-2011 per le scuole materne elementari e medie, si sono riscontrate novità per chi non si avvale dell’insegnamento della religione cattolica (IRC). In particolare nell’allegato E compaiono due sole opzioni invece delle 4 a cui eravamo abituati. Si è discusso a lungo di questo aspetto e abbiamo concluso che, al di là di ogni considerazione dietrologica ed evitando ogni interpretazione del testo per riuscire a contenere in quelle due voci anche le altre opzioni, e dal momento che una successiva nota del MIUR ha specificato che quelle dell’allegato E sono il numero minimo di opzioni che la scuola può offrire per chi non si avvale dell’ IRC, l’indicazione che diamo ai genitori dei CdI è di pretendere che:

- vengano approntati moduli di scelta delle attività opzionali per chi non si avvale della religione, uguali a quelli dello scorso anno, che hanno comunque una fonte normativa nella circolare 316/87 che poi è stata confermata nella sostanza da ben due sentenze della Corte Costituzionale (n.203 del 1989 e n.13 del 1991);

- dai “collegi dei docenti siano formulati precisi programmi” per chi non si avvale della religione cattolica, come previsto dalla CM 316/87 (par. II, 5° capoverso), ricordando che la stessa CM prevede la possibilità (par. II, 8° capoverso) “che gli studenti stessi segnalino propri bisogni formativi, nonché le modalità di intervento della scuola”;

- il capo di istituto garantisca di operare secondo quanto previsto dalla CM citata (par. II, 6° capoverso) e cioè “sottoporre all'esame ed alle deliberazioni degli organi collegiali la necessità di attrezzare spazi, ove possibile, nonché organizzare servizi, assicurando idonea assistenza agli alunni, compito questo che discende dalla natura stessa dell'istituzione scolastica”

- la scuola, sulla base delle scelte effettuate dai non avvalentesi, richieda all’USP l’organico necessario (in organico di fatto) per soddisfare tali esigenze.

Ricordiamo a tale proposito che in questo caso non si tratta di supplenze brevi, né di supplenze su posti vacanti, cioè le spese per tali figure docenti esulano dagli scarsi finanziamenti che le scuole hanno a disposizione per coprire le assenze del personale o i posti vacanti; anzi il dibattito scatenato su questo aspetto ci ha fatto scoprire che esistono ogni anno, in ogni finanziaria (anche in questa ultima, quindi), dei fondi cospicui destinati a “Spese per l'insegnamento della religione cattolica e per le attività alternative all'insegnamento della religione cattolica…”; tali fondi vengono assegnati alle Direzioni Regionali e spesso i residui (=non utilizzati) tornano al Ministero dell’ Economia e Finanze.

Riguardo poi alla possibilità di nominare supplenti per coprire tali attività alternative alla IRC, rammentiamo che in questo AS ci sono stati pronunciamenti in tal senso dell’USR Veneto e che invece l’USR Friuli e l’USP di Bologna hanno inserito in organico di fatto le richieste provenienti dalle scuole per coprire le attività alternative alla IRC programmate.

 

7) LE CONSULTE PROVINCIALI DEGLI STUDENTI

Sarà fondamentale stabilire connessioni virtuose col mondo studentesco delle superiori, ad ogni livello, ma innanzitutto con le consulte provinciali che rappresentano il livello istituzionale di quanto noi andiamo auspicando per i presidenti dei CdI.

 

8) I GENITORI NEL WEB VANNO CONQUISTATI AL PROGETTO

In attesa di mettere in rete con modalità istituzionali le 11000 scuole del Paese, si esortano le realtà che nel web rappresentano i bisogni e le motivazioni dei genitori della scuola, di mettere a disposizione di questo progetto tutte le loro potenzialità, facendo da cassa di risonanza ma anche partecipando attivamente al dibattito che ne scaturirà. La cosa va studiata al meglio e i vari webmaster sapranno coordinarsi per trovare soluzioni efficaci. Una possibile partenza comune potrebbe essere l’esposizione in ogni sito che si riconosce in questo progetto, del logo del gruppo di Facebook fondato dal Coordinamento di MO proprio per lanciare l’incontro nazionale e denominato: SCUOLE STATALI: BILANCI IN ROSSO. L’emblema della Repubblica che con meno scuola perde le foglie della sua corona sembra oltremodo evocativo.

 

9) TESTIMONIALS

Sul cammino che si va ad avviare abbiamo bisogno di visibilità per fare arrivare all’attenzione del paese i problemi di cui siamo portatori. Sarà utile guadagnare alla nostra causa testimoni di prestigio che siano disposti a mettere a disposizione di questo progetto la loro intelligenza, la loro professionalità, il loro carisma.